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Celiachia, la malattia e i rischi in un convegno

Celiachia, la malattia e i rischi in un convegno

 

Si è svolta nell'aula congressi del nostro Ospedale il convegno interazione sulla "Attualità in tema di malattia celiaca" organizzata da Gian Luigi de'Angelis, direttore dell'Unità complessa di Gastroentereologia del Dipartimento Materno Infantile della Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

 

In apertura della prima sessione, moderata dal professor Crafa e dallo stesso de'Angelis, Giorgia Malmut dell'Ospedale Pompidou di Parigi, una delle sedi più prestigiose dell'assistenza e di ricerca a livello mondiale, ha illustrato le nuove teorie per spiegare come il glutine con la sua frazione "tossica" riesca a raggiungere in contatto con il sistema immunitario, innescando così la reazione che comporta in definitiva l'atrofia della mucosa intestinale.

 

E' seguita la relazione di Vincenzo Villanacci Anatomo-patologo di Brescia, uno dei massimi esperti mondiali del problema che ha spiegato la nuova classificazione delle lesioni intestinali, dati dalla celiachia e dei problemi diagnostici che tale patologia può porre in alcuni casi. Alla Bonaguri (Parma) che ha parlato dello screening laboratoristi, sono seguiti le relazioni di Lombardi (Pescara) e della Bizzarri (Parma) che hanno illustrato le caratteristiche cliniche della malattia rispettivamente in età pediatrica e in età

adulta non sempre facilmente riconoscibili. In particolare la Bizzarri ha sottolineato che ormai la maggior parte delle diagnosi (nell'Unità di Parma vengono fatte circa 100/120 nuove diagnosi all'anno) sono a presentazione clinica atipica e vengono effettuate in età adulta con sintomi apparentemente lontani dall'apparato digerente (anemia, patologie autoimmuni, ipertransaminasemia, turbe della coagulazione etc.) e che in Italia le nuove stime parlano di un'

incidenza di un caso ogni 100/120 abita

nti. 

 

Nella seconda sessione, coordinata da Riccardo Volpi e Giulio Bevilacqua, sono intervenuti gli specialisti che abitualmente vengono coinvolti nella corretta gestione di questa intolleranza alimentare che spesso, specie se non trattata, può dar luogo a varie complicanze d'organo. In questa ottica si sono inseriti gli interventi sulle associazioni su celiachia e problemi di sistema nervoso (Pisani), della gravidanza (Bacchi Modena), diabete (Vanelli), malattie endocrine (Bernasconi). Particolarmente apprezzati gli interventi di Graziano Ceresini che ha illustrato come nel 36% dei pazienti con celiachia si può evidenziare una patologia tiroidea e Daniele Costi che ha parlato del grande problema della osteoporosi nella celiachia non trattato o misconosciuto. La sessione è stata conclusa da Fabiola Fornaroli e Francesca Vincenzi, sempre della Grastroentereologia di Parma, che hanno parlato dei rischi nutrizionali e oncologici della malattia celiaca non trattata e del problema sempre più attuale della malattia celiaca resistente alla dieta senza glutine, problema questo che interessa esclusivamente l'età adulta. 

 

La sessione pomeridiana, ha visto un interessante ed innovativo confronto tra i malati dell'Associazione italiana celiachia con Barbara ed un panel di esperti medici sia di famiglia (F. Torelli, M. Curti e G. Ercolini) che ospedalieri (Guatelli, Ghiselli). In conclusione di questa riunione che ha avuto uno straordinario successo di pubblico, de'Angelis ha voluto sottolineare l'importanz e i grandi traguardi della ricerca in questi ultimi anni, che hanno portato sempre di più a diminuire la parte sommersa del cosiddetto iceberg celiaco, facilitandone nel contempo le nuove diagnosi specie di forme che non danno la classica sintomatologia di malassorbimento (diarrea, dimagrimento, etc). Rimangono però fondamentali ed immutati i criteri di corretta diagnosi che si deve basare sullo screening anticorporale e sulla successiva biopsia duodenale con studio istologico, e di terapia che consiste in una stretta dieta priva di glutine, capace nella quasi totalità di casi di risolvere le lesioni intestinali e diminuire in maniera significativa i rischi dei danni d'organo associati. 

 

Fonte: Gazzetta di Parma

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