Nessuno aveva capito che Lucia (nome di fantasia), una bimba di tre mesi dell’hinterland milanese, già operate tre volte per un’occlusione intestinale, soffriva di “enterite eosinofila”, rara malattia infiammatoria di origine allergica, causata dal latte artificiale. Ma al quarto intervento i responsabili dell’Ospedale dei bambini “Buzzi” di Milano hanno chiamato l’èquipe di gastroenterologia pediatrica del Maggiore di Parma, che ha operato con successo la piccola e contribuito a formulare la diagnosi.

Gian Luigi de’ Angelis, responsabile della gastroenterologia della Clinica pediatrica del Maggiore, e la collega Barbara Bizzarri sono stati allertati dalla direttrice della Chirurgia pediatrica dell’Ospedale Buzzi, Giovanna Riccipetitoni, cinque settimana fa, dopo che Lucia, che aveva già subito tre laparatomie per occlusione intestinale con il taglio della parte terminale dell’intestino tenue, si è nuovamente sentita male. “La situazione era delicata e la paziente rischiava la vita, dice de’ Angelis, in ventiquattro ore abbiamo organizzato l’intervento, anche facendo recapitare a Milano alcuni strumenti operatori”. La gastroenterologia pediatrica di Parma, uno dei centri nazionali più esperti nell’ileoscopia intraoperatoria, ha messo a punto una tecnica per esaminare tutto l’intestino tenue e possiede una strumentazione specialistica acquistata grazie all’Azienda ospedaliero universitaria e a donazioni di industrie locali e dell’associazione di volontariato Snupi (Sostegno nuove patologie intestinali). “Parma è uno dei centri più qualificati per molte poliposi intestinali e per le dilatazioni sulle stenosi infiammatorie da mordo di Crohn” spiega de’ Angelis.UN’esperienza risultata prezione per Lucia. L’intervento al Buzzi è durato dalle 19 alle 23. UN’operazione complessa, anche a causa degli interventi già eseguiti sulla neonata. Dopo aver aperto l’addome, l’endoscopista ha esplorato l’intestino e scoperto quattro stenosi infiammatorie nell’ileo, ossia “restringimenti”. Il passo successivo, spiega de’ Angelis, è stato “rompere” le stenosi con sonde pneumatiche. “Forse la parte più rischiosa, perché si rischiava di rompere l’intestino”, dice.

Ma tutto è andato bene e grazie alla tecnica endoscopica sono stati fatti più di quindici campionamenti bioptici inviati subito all’Azienda ospedaliera di Brescia ed esaminati da uno dei più noti anatomo-patologi italiani, Vincenzo Villanacci. Le biopsie hanno permesso di fare la diagnosi. “Non una linfoma tumorale, come si era sospettato, ma una forma gravissima di enterite eosinofila”, spiega de’ Angelis. Ora la piccola sta bene, grazie alla sostituzione del latte con un “idrolisato spinto” (un latte già digerito enzimaticamente) e ad una terapia immunosoppressiva. “Forse, dopo l’anno di vita, quando sarà maturata la funzionalità intestinale, potrà cominciare una dieta normale” dice de’ Angelis.

 

Fonte: Gazzetta di Parma